Luoghi e Tradizioni




Luoghi e Tradizioni del centro Abruzzo.

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La Corsa degli Zingari a Pacentro

Nel tardo pomeriggio della prima domenica di settembre, quest’anno il 7 del mese, dovete essere a Pacentro.In questo piccolo borgo fortificato dell’Abruzzo interno, mollemente adagiato ai piedi del Morrone, da centinaia di anni , a settembre, si ripete un rito che mescola sacro e profano: La Corsa degli Zingari o degli Scalzi.Si è giunti ormai all’edizione numero 564, continuando a contendere il primato di antichità alla Perdonanza Celestiniana de L’Aquila ma solo perché non ci sono sufficienti prove dell’essere la Corsa di origine precedente. E’ plausibile comunque far risalire questo rito,emozionante e a tratti cruento, ad antichissime usanze pagane volte a propiziarsi gli dei per ottenere un raccolto abbondante e continua fertilità della terra.Con certezza, le notizie storiche documentate conducono fino a Giacomo ( Jacopo) Caldora, valoroso Capitano condottiero la cui fama crebbe a dismisura dopo la sconfitta inferta a Braccio da Montone nella battaglia di Bazzano del 1425, ponendo fine al lungo assedio della città de L’Aquila. Il Caldora, feudatario e possidente delle terre del Contado di Pacentro e oltre, aveva fondato una prestigiosa scuola militare frequentata da importanti e valorosi soldati dell’epoca. Proprio in occasione della Corsa degli Zingari, si offriva in premio al vincitore, oltre il Palio di stoffa, l’ingresso nelle file dell’esercito caldoresco.La Corsa è cruenta: il valore si misura dal dover scendere per sentieri e percorsi accidentati e spinosi dal Colle Ardinghi partendo dalla Pietra Spaccata, un grosso spuntone di roccia con una fenditura al centro, essendo i concorrenti completamente scalzi . In pochi minuti si raggiunge il guado del torrente Vella poi si risale per il fianco della collina fino a gettarsi doloranti e sanguinanti davanti l’altare della Chiesetta della Madonna di Loreto. IL Sacro si mescola e si fonde al profano. La Leggenda della traslazione della Santa Casa da Betlemme fino a Loreto narra di una sosta proprio sul colle Ardinghi e dell’apparizione ad un pastorello che corse giù per il fianco della montagna fino al paese per dare la strabiliante notizia. La Corsa si ripete, nella devozione e venerazione della confraternita Lauretana, cospargendo di calore ed emozione intima la partecipazione dei giovani che intendono così dimostrare il loro coraggio e la loro devozione alla Santa Vergine. 

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Il Santuario della Madonna della Libera di Pratola Peligna è stato inaugurato nel maggio del 1912 al termine dei lavori avviati nel 1851, quando si decise di ampliare la primitiva cappella. La Madonna è considerata protettrice della Valle Peligna ed il suo culto si è diffuso nel corso del ‘400. La chiesa sorge sull’omonima piazza dove al centro insiste anche una fontana realizzata alla fine del XIX secolo in pietra e ghisa. La facciata è caratterizzata oltre che da due torri campanarie, anche dalla presenza di quattro nicchie che ospitano altrettante statue, mentre al centro si apre il portale al quale si accede salendo alcune scale. L’interno a croce latina e tre navate si sviluppa secondo un antico modello iconografico con transetto e coro absidiali. Lungo la volta della navata centrale è possibile ammirare quattro bellissime tempere del pittore pratolano Amedeo Tedeschi che raffigurano alcuni misteri del rosario.Un Crocifisso ligneo adorna l’altare principale, mentre sulla cantoria troviamo il grandioso organo di 3200 canne.Degne di nota sono anche le cappelle laterali come quella della Madonna delle Grazie, delle Anime Sante del Purgatorio, di San Giovanni Evangelista, della Santissima Trinità, di Sant’Antonio da Padova.Mentre nella cappella dedicata alla Madonna della Libera sono state sistemati, oltre al quadro originale della Madonna, anche la statua risalente al 1741 e che viene portata in processione in occasione della festa di maggio.

Festa dei Serpari

La Festa di San Domenico Abate – il Rito dei Serpari

L’annuncio dell’inizio della festa è dato dall’arrivo delle compagnie di pellegrini provenienti da quei luoghi dove il culto del Santo è più profondo: Lazio, Molise e Campania. E’ un momento di alta tensione umana: contadini per norma etica delle culture rurali poco avvezzi al pianto hanno, in questo lento avanzare, il volto commosso. Donne di antica bellezza, braccianti, ragazzi, costituiscono la testimonianza più viva dei significati attuali del rito tra i quali, appunto, quello del recupero della identità sociale e antropologica smarrita. Avanzano cantando inni devozionali: il canto di entrata in chiesa e il canto di partenza, quest’ultimo eseguito camminando a ritroso, secondo l’etichetta di omaggio del suddito che mai deve volgere il volto dal Signore. All’interno della chiesa, mentre l’altare maggiore è il luogo delle liturgie ecclesiastiche legate alla devozione a San Domenico, in altri luoghi si svolgono dei rituali dal contenuto fortemente simbolico: si tira, con i denti, la corda di una campanella per preservarsi dal mal di denti; si preleva la terra, un tempo spazzatura della chiesa, posta in una piccola grotta dietro la nicchia del Santo, per usi apotropaici: sparsa sui campi o intorno alle abitazioni, essa tiene lontani i pericoli di ogni genere, sciolta nell’acqua e bevuta, combatte la febbre. La piazza principale è il luogo dove sostano i serpari i quali, in attesa della processione, esibiscono orgogliosamente i vari tipi di serpi che sono riusciti a catturare. E’ questo un momento durante il quale antichi timori, ingiustificate avversioni e oscure paure nei confronti dei rettili, pian piano si sciolgono fino al punto che, seppure con qualche residuo di ritrosia, ci si lascia convincere al contatto con una serpe, quasi per soddisfare la necessità di un rapporto più profondo con il mondo soprannaturale che questi animali rappresentano. A mezzogiorno inizia la processione: il Santo, portato a braccia da quattro persone, esce dalla chiesa e là, sul sagrato, atteso con ansia fremente dai serpari, ancora una volta ricorda a tutti di essere lui il vero dominatore dei serpenti. Ai lati della statua due ragazze in costume tradizionale, portano sulla testa i canestri contenenti cinque pani sacri, i cosiddetti “ciambellani”, che, in ricordo di un miracolo compiuto dal Santo, verranno offerti, per antico diritto, ai portatori del simulacro e dello stendardo. La processione passa in mezzo alle vecchie case e qui, nel suo compiersi, il rito ricalca arcaici modelli costituendo l’esempio residuo di un mondo antico paneuropeo: a Santiago di Compostela, in Spagna, fatta centro delle pietà peregrinanti di tutta Europa, si maneggiavano i serpenti. A Marcopulos, nell’isola di Cefalonia, nel giorno dell’Assunzione della Beata Vergine, il 15 agosto, le serpi entravano in chiesa. Le vergini greche salivano sull’Eretteo, sull’Acropoli, e nutrivano le serpi sacre con il latte. Storie e metafore nell’ambiguità dei segni attribuiti ai serpenti, ora custodi di fecondità, ora nemici.

La festa delle Fate

Roccacasale e la festa delle Fate

Da menzionare anche il castello che, nel corso della storia, è appartenuto ad importanti lignaggi che rappresenteranno Roccacasale nel Regno conferendole prestigio e onore. Il maniero per secoli ha rappresentato non soltanto una manifestazione del potere del feudatario, bensì è occorso anche per rifugiarsi in caso di attacco e tentativo di invasione del feudo. Per incastellare, ossia per costruire un castello, occorreva la licenza da parte del sovrano, ma molti manieri verranno edificati senza quest’ultima che giungerà a costruzione ultimata. Per Castellania s’intende l’insieme degli oneri ed onori circa il mantenimento e la gestione del castello stesso come ad esempio il corpo di guardia, la pulizia, la manutenzione.Come in tutti i feudi anche a Roccacasale nel corso dei secoli hanno signoreggiato importanti lignaggi conferendole importanza e prestigio: De Sanctis, Grua, Cantelmo sol per citarne alcuni che hanno signoreggiato anche in altri feudi nei quali hanno posseduto palazzi che possono essere ammirati ancora oggi in tutto il loro fascino. Esse hanno avuto anche le cosiddette giurisdizioni civili e criminali. Solenni, suggestive sono le commemorazioni in onore San Michele Arcangelo patrono del paese, San Rocco e Sant’Antonio con le processioni lungo le vie del centro storico. Rinomati sono altre sì gli appuntamenti annuali quali fiere, sagre, appuntamenti culturali che contribuiscono ad arricchire le importanti attività e gli eventi del paese. Incantevole è la festa delle fate, legata ad antiche tradizioni e leggende che ha inizio quando la notte scende nel paese e lo incanta con la Sua affascinante malia, in particolare sotto l’incanto stellare e fascino lunare. L’evento si svolge nel centro storico e richiama migliaia di turisti in paese per assistervi. Si rivivono tempi ormai remoti dei nostri ascendenti, quando la società era chiaramente diversa, le abitudini di vita erano completamente eterogenee rispetto a oggi. Grazie a tali appuntamenti che si hanno nel corso dell’anno è possibile instaurare un collegamento fra il passato, presente e futuro, trilogia che rappresenta la continuità nel tempo, nella storia, nell’umanità e mantenere il paese vivo ed attivo.

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