Ovidio 2017 Sulmona




 

Ovidio 2017 Sulmona

Ovidio 2017 Sulmona

La giovinezza e gli studi

Nasce il 20 marzo del 43 a.C. a Sulmona da una famiglia facoltosa, appartenente alla classe equestre. A 12 anni si reca a Roma con il fratello Lucio, poi morto prematuramente, per completare gli studi. Frequenta le lezioni di grammatica e retorica dei più insigni maestri della capitale, in particolare Marco Aurelio Fusco e Marco Porcio Latrone. Il padre lo vorrebbe oratore, ma Ovidio si sente già più portato per la poesia. Seneca il Vecchio ricorda che Ovidio declamava raramente, per lo più suasorie. Più tardi Ovidio si reca, com’era costume ormai da un secolo, ad Atene, visitando durante il viaggio di ritorno le città dell’Asia Minore; va anche in Egitto e per un anno soggiorna inSicilia.

 

 

 

Ovidio 2017 Sulmona

La carriera a Roma

Tornato a Roma, Ovidio intraprende la carriera pubblica, senza distinguersi per zelo o importanza di honores. È uno dei decemviri stilibus iudicandis e dei tresviri, i funzionari, forse, di polizia giudiziaria. Non aspira poi al Senato romano, pago della propria dignità equestre; contrariamente al fratello e contro la volontà di suo padre si dedica agli studi letterari. Inizialmente ha contatti con il circolo di Messalla Corvino (filorepubblicano), che lo stimola a dedicarsi alle lettere; più tardi invece entra nel circolo di Mecenate (filoaugusteo), conoscendo i più importanti poeti del tempo: Orazio, Properzio e, per poco tempo, Virgilio. Tale ambiente aiuta Ovidio, che in questi anni ritrova la serenità e l’incentivo necessario per esprimersi e produrre. Siamo nel periodo storico della pax augustea e i costumi di Roma tendono a rilassarsi, c’è una concezione più libera e rilassata della morale che arriva dall’influenza ellenistica.

 

Ovidio 2017 Sulmona

Ovidio elegiaco

Ovidio è il più giovane dei poeti elegiaci e si differenzia in gran parte da loro. Se essi rifiutavano il mos maiorum (le tradizioni degli avi) ma ne desideravano i benefici, Ovidio rifiuta questa contraddizione e il mos in toto. Si può parlare anche di relativismo, poiché rifiuta i valori fissi e rigidi della vecchia società romana per aprirsi alle mode del tempo, cercando di assecondare il gusto volubile del pubblico.

L’amore

Ovidio si sposa per tre volte: ma se, nei primi due casi, divorzia presto, il terzo è invece il più significativo. Delle prime due mogli non si sa nulla, tranne che da una di loro nasce Ovidia, a sua volta scrittrice colta. Il terzo matrimonio avviene con Fabia, appartenente all’omonima gens, vedova con una figlia e fedele consorte nella gioia e nel dolore, della quale il poeta, nelle sue opere, conserva un ricordo commosso.

Ovidio 2017 Sulmona

La relegatio a Tomi e la morte

Il poeta dunque attribuisce l’esilio a un carmen et error, ma tale vaga espressione ha favorito il proliferare di interpretazioni diverse, alcune probabili, altre più fantasiose, riguardo al possibile error:

  • Ovidio avrebbe avuto illecite relazioni con la figlia di Augusto Giulia maggiore, già moglie di Tiberio, cantata negli Amores con lo pseudonimo di Corinna;
  • Le allusioni e i parallelismi negli Amores attorno alla figura di Corinna furono visti come tentativo per danneggiare l’immagine di Tiberio intralciando i piani di successione dell’imperatrice Livia;[1]
  • sarebbe stato sospettato di favoreggiamento e forse di correità nelle relazioni di Giulia minore, nipote di Augusto e moglie di Lucio Emilio Paolo, col giovane patrizio Decimo Giunio Silano;
  • avrebbe scoperto illeciti rapporti di Augusto a corte o avrebbe curiosato imprudentemente sulla condotta privata e sulle abitudini intime dell’imperatrice Livia;
  • avrebbe partecipato alla congiura di Agrippa Pòstumo, pretendente al trono, contro Tiberio.

Il termine carmen farebbe invece riferimento alle opere di Ovidio, in contrasto con i princìpi della restaurazione augustea (specialmente l’Ars amatoria). Alla base della condanna c’è sicuramente un fatto personale molto grave, tale da giustificare l’improvvisa decisione e da impedire il ritorno in patria del poeta, nonostante le suppliche sue e degli amici.

Ovidio infatti non fa più ritorno nella capitale e muore tra il 17 e il 18 d.C. (più probabilmente nel 18), dopo un decennio di relegazione in una terra selvaggia, a lui del tutto estranea.

Ovidio 2017 Sulmona

Opere giovanili o amorose

Ovidio scrisse un gran numero di opere, che possono essere facilmente divise in tre gruppi: le opere giovanili o amorose, le maggiori o della maturità e le opere dell’esilio. Altre opere sono andate pressoché perdute, mentre altre sono state erroneamente attribuite al poeta.

La giovinezza e gli studi

  • Amores, in tre libri: 49 carmi che narrano la storia d’amore per una donna chiamata Corinna (personaggio letterario), secondo lo stile e le convenzioni dell’elegia amorosa: il poeta è asservito alla domina, soffre per le sue infedeltà, è geloso degli altri ammiratori e contrappone la vita militare alla vita amorosa. Ma Ovidio non soffre drammaticamente come Catullo e mantiene sempre un certo distacco intellettuale: vede l’amore come un gioco e questa concezione amorosa si traduce e si esplica in un ribaltamento degli atteggiamenti e dei temi tradizionali (Ovidio giunge ad amare anche due donne contemporaneamente, chiede all’amata non di essergli fedele ma di nascondergli i tradimenti affinché lui possa fingere di non sapere).
  • Medea: tragedia a noi non pervenuta, ma lodata dai contemporanei.
  • Heroides: 21 lettere che Ovidio immagina scritte da donne famose ai loro amanti. Tre lettere, in particolare, hanno una risposta da parte dell’uomo amato. Si tratta di una tipologia completamente nuova per la letteratura latina: il filone erotico-mitologico viene per la prima volta svolto in forma epistolare (alcuni studiosi hanno trovato per questo analogie con le suasoriae, discorsi fittizi rivolti a personaggi mitici o storici per persuaderli o dissuaderli in determinate circostanze). Vi sono numerosi parallelismi con l’epica e con la tragedia (in particolare i monologhi delle eroine euripidee) e non mancano addirittura rivisitazioni e riscritture di alcuni miti (come nel caso della lettera di Fedra a Ippolito, nella quale la matrigna veste i panni di una scaltra seduttrice piuttosto che quelli di una donna disperata).
  • Ars amatoria, in tre libri. Secondo Concetto Marchesi, si tratta del “capolavoro della poesia erotica latina” in cui Ovidio si fa praeceptor amoris, un ruolo comunque svolto da quasi tutti i poeti elegiaci ma che, grazie a una sapiente mescolanza di generi (elegia, epica didascalica, precettistica tecnica), riesce ad acquisire un’importanza maggiore. I primi due libri sono dedicati agli uomini e trattano, rispettivamente, la conquista della donna e le tecniche di seduzione, e come far durare l’amore. Il III libro si propone di dare preziosi consigli alle donne. Il modello più frequente è quello “predatorio della caccia”. L’oggetto della caccia non è più l’amore, ma il sesso. E infatti Ovidio consiglia di non innamorarsi, ma di saper vivere l’amore come un gioco. Perciò egli ammette anche il tradimento in una relazione. Per Ovidio il tradimento è un elemento base della società del suo periodo. Ma Ovidio specifica anche che non si riferisce al rapporto del matrimonio e neanche alle donne perbene. Egli dà consigli alle liberte, alle schiave e alle cortigiane. Quindi l’opera rappresenta vivacemente il quadro sociale del tempo di Ovidio e dunque non stupisce il fatto che non sia stata apprezzata da Augusto stesso (probabilmente per il velato rifiuto dei modelli etici arcaici).
  • Medicamina faciei femineae: operetta sui cosmetici delle donne. Di quest’opera ci sono pervenuti solo 100 versi: i primi 50 costituiscono il proemio, i successivi 50 propongono 5 ricette di creme da applicare sul viso.
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Fontana Del Vecchio

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