Rivisondoli Italy

Rivisondoli Italy

La presenza dell’uomo durante la preistoria è dimostrata da strumenti litici ritrovati nel territorio comunale e da tratti di mura poligonali (oggi non più visibili) che furono rinvenute in località Serra Castellaccio. Non sono stati ritrovati reperti che possano attestare la presenza di un abitato in età romana. La prima citazione storica di esso risale solo al 724 ed è rappresentata da un cenno contenuto nel Diploma di Grimoaldo II duca di Benevento, che fa riferimento a un Rigu Sundulum.

Tra la fine dell’XI secolo e l’inizio del XII, il paese andò acquistando la tipica fisionomia di borgo arrampicato, praticamente avvinghiato alla roccia, centrale rispetto alle aree coltivabili ed alle zone adibite a pascolo che tornavano ad essere decisive per l’economia ed il progresso sociale del luogo, il quale, finita l’epoca delle invasioni, cominciava di nuovo a fiorire grazie alla ripresa della transumanza.

Il nucleo del borgo arroccato che sempre di più si sviluppò dal 300 in poi è ancora oggi evidente e presenta una struttura urbana raccolta, con edifici che s’affacciano su un sistema viario reticolare originario, fatto di stradine a scalinate che assecondano perfettamente il ritmo del pendio, e provvisto di un particolare tipo di cinta muraria (case a schiera).

Nacque in quel periodo la primitiva ed ormai scomparsa chiesa parrocchiale di Santa Maria a Fonte o dell’Ospedale. Essa si ergeva di fianco all'”albero della fonte”, un olmo altresì non più esistente, che si riteneva prova dell’origine longobarda del comune, ed alla piccola ma monumentale fontana che oggi è l’unica superstite vestigia dell’antica parrocchia.

La storia del paese continuò più o meno tranquilla durante i secoli fino agli albori del ‘700, in cui si consolidò anche l’Università, di tipo feudale (baronia), che appartenne ai Cantelmo di Popoli fino all’estinzione di questa grande famiglia. Il feudo venne poi alienato dagli eredi in via femminile di Giuseppe, l’ultimo dei Cantelmo, passando per lungo tempo da un “padrone” all’altro: prima ad Antonio Marchesano, poi a Pompeo Scala e da questi a Tarquinio Rosato che lo alienò a Fabrizio Mellucci originario di Capua il quale dopo averla acquistata nel 1623 per 18.000 ducati fu costretto a svenderlo ai Sardi di Sulmona, che governarono Rivisondoli fino all’epoca napoleonica.

La tranquilla vita del piccolo centro venne però turbata dai terremoti del 1703 e del 1706, che determinarono il crollo della gran parte delle costruzioni; nonostante ciò la popolazione non si perse d’animo e ricostruì il paese dalle fondamenta, dimostrando una determinazione che si manifestò anche dopo il rovinoso incendio del 1792 ed il catastrofico terremoto del 1915.

Un altro stravolgimento di non lievi proporzioni fu l’abolizione del regime feudale, che contribuì a liberare ulteriormente le forze produttive e l’intraprendenza della popolazione e a far virare l’economia della pastorizia transumante a quella della pastorizia stanziale, che favorì la nascita di un ceto di contadini e pastori agiati.

Tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 cominciò un’altra fase ancora, con l’inserimento sulla linea ferroviaria Sulmona-Isernia e l’arrivo di Re Vittorio Emanuele e della sua famiglia, che nel 1913 furono ospitati nell’elegante edificio ottocentesco dell'”Albergo degli Appennini”, attualmente conosciuto come “Residenza Reale”. La venuta dei reali contribuì a fare diventare Rivisondoli una delle più note stazioni sciistiche e favorì l’arrivo di sempre maggiori quote di turisti ed appassionati della montagna.

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Borgo fortificato

Ancora visibili le porte che consentivano l’accesso al borgo: la quattrocentesca Porta Antonietta e la porta nei pressi di Palazzo Sardi, nonché la cosiddetta Porta di Mezzo.

Eventi bellici e tellurici (come il terremoto del 1915) hanno cancellato per sempre molte evidenze storico-artistiche, ma hanno risparmiato tuttavia importanti testimonianze architettoniche quali il Palazzo Baronale, la bella e settecentesca chiesa del Suffragio e la chiesa di Sant’Anna; quest’ultima, restaurata nel 2013, è la cappella annessa al palazzo Baronale e internamente ospita un altare barocco in stucco.

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