Venerdi’ Santo

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La secolare e gloriosa storia dell’Ariconfraternita della SS. Trinità affonda le sue radici nei primi decenni del XIV secolo, quando “li Confrati della Fraternità de la Ternità” collaborarono alla edificazione della chiesa della SS. Annunziata (1320), ottenendo così il permesso di erigervi in epoca successiva un altare, sormontato dal busto in gesso dell’Eterno Padre, tuttora esistente nella testata sinistra del transetto.
Presso di esso era una campanella con la scritta I4XX.A., recante l’immagine della Madonna col Bambino posta al di sopra dello stemma cittadino, che ancor oggi si conserva all’ingresso dell’antica sacrestia, al lato del fornice sinistro nel transetto della chiesa della SS. Trinità.
Nel 1427 i Confrati ebbero inoltre un locale nel Palazzo della SS. Annunziata, rispondente all’odierna Cappella del Corpo di Cristo, nel quale potevano riunirsi ma non celebrare Messa.
Loro impegno primario a quel tempo era la cura dei pellegrini da ospitare e ristorare per tre giorni, da accogliere secondo l’insegnamento di Cristo: “i Fratelli dovevano lavare loro i piedi e con acque confortative, da loro medesimi lavati ed asciutti, baciarli con molta umiltà”.
E’ alla fine del XVI secolo che i Trinitari disposero della Chiesa di San Giacomo in Cartolano, appartenente ai Padri Celestini della Badia Morronese. Il 1° marzo 1576 i Priori delle Confraternite della SS. Trinità e di San Giacomo in Cartolano (di cui dopo il 1731 si perse la memoria) unirono i due sodalizi, con l’impegno di apporre su un unico gonfalone entrambi gli emblemi e titoli.
Lo spirito di carità, che già animava le opere del Pio Sodalizio, di rafforzò maggiormente a partire dall’anno giubilare 1550, quando i Confratelli restarono affascinati dall’Opera e dall’ardore di San Filippo Neri che, a Roma, aveva fondato la Confraternita dei Pellegrini e dei Convalescenti vicino alla Chiesa della SS. Trinità. Stimolati dal desiderio di emulare il Santo, i Confrati vollero rinnovare il Sodalizio secondo i suoi insegnamenti: il 17 Novembre 1575 si aggregarono all’Arciconfratenita di Roma facendone proprie le finalità e la veste, il sacco cremisi che ancor oggi con orgoglio i Confratelli sulmonesi indossano.
L’unione con il Sodalizio Romano fu perfezionata nel 1608 in seguito alla Costituzione sulle Confraternite promulgata da Papa Clemente VIII.
La premurosa opera dei Trinitari, fino ad allora limitata all’assistenza corporale e spirituale dei pellegrini e convalescenti, si estese alla cura delle anime dei defunti.
Nel 1739, come riporta il Leombruno, fu fondato il Sacro Monte del Purgatorio per cui i fedeli, in seguito ad una donazione, potevano avere il beneficio di preghiere e messe dopo la morte. La stessa istituzione, che nel Catasto provvisorio della Città di Sulmona del 1806 risulta con il nome di “Sacro Monte de’ Morti della SS. Trinità”, elargiva denaro anche per opere meritorie, come fornire di dote ragazze oneste.
Il suo nobile operare fece sì che il Sodalizio, primo in Sulmona, avesse il Regio Assenso da Re Carlo III il 24 Maggio 1749 e si titolasse nel 1752 “Reale Arciconfraternita della SS. Trinità dei Pellegrini e dei Convalescenti”. La denominazione “ARCICONFRATERNITA”, già attribuita al Pio Sodalizio nel 1708 dal Vescovo Bonaventura Martinelli, probabilmente a titolo onorifico, risulta però chiaramente nel Catasto Onciario del 1754.
L’impegno e la serietà dell’Arciconfraternita furono riconosciuti da Papa Paolo V, nel 1613, con la concessione di una Bolla di Indulgenza largite “in perpetuum”, tra cui quella “plenaria da lucrarsi dagli scritti nel giorno della loro iscrizione al Sodalizio ed in archivio mortis”; nel 1832 inoltre Papa Gregorio XVI accordò l’indulgenza dell’altare privilegiato “perpetuis futuris temporibus valituris”: l’indulgenza plenaria per un defunto si otteneva con la celebrazione della messa all’altare della SS. Trinità.
Alla fine del XIX secolo tempi duri si abbatterono sul Pio Sodalizio, spogliato di tutti i suoi averi e della chiesa a seguito della Legge sulle Opere Pie (1889-1890), che ne decretava lo scioglimento e l’attribuzione di beni e rendite alle Congregazioni di Carità, elette dai Consigli Municipali
Le difficoltà materiali non intaccarono il fervore dei Confratelli, che proseguirono nelle opere di assistenza e sostegno spirituale ai bisognosi. Per il suo zelo e la “ardente devozione al Vicario di Cristo”, Pio XI nel 1925 concesse all’Arciconfraternita la Medaglia di Benemerenza e nel 1926 il diploma che permetteva di fregiarsene: da allora il prezioso riconoscimento viene esposto sul Tronco, croce processionale del XVIII secolo, rivestita in velluto cremisi e decorata con tralci d’argento. Una medaglia d’oro ed un diploma d’onore attestante la partecipazione furono altresì conferiti al Pio Sodalizio nel 1935, in occasione del Congresso Eucaristico Nazionale di Teramo.
L’incremento del culto divino e la pratica della carità verso il prossimo sono sempre state le principali finalità di questo Sodalizio che “costituisce una comunità ecclesiale viva” e ancor oggi “si onora di provvedere particolarmente al culto dell’Eucarestia e dei morti, e si impegna per la migliore riuscita delle manifestazioni del culto pubblico e della religiosità popolare” (Statuto del 1989).
L’Arciconfraternita, infatti, organizza la suggestiva e commovente processione del Venerdì Santo e quella del 1° Novembre che, attraversando l’intera città, giunge al cimitero per rendere un solenne omaggio ai defunti.
Merito maggiore le deriva però dall’Adorazione perpetua del SS. Sacramento, la cui pratica, risalente alla seconda guerra mondiale, quando Sulmona era sotto l’incubo dei bombardamenti, continua senza interruzione e con immutato ardore ancora oggi, con l’esposizione dell’Eucarestia nella chiesa della SS. Trinità, sede dell’Arciconfraternita.

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